Olio (di frittura) recuperato? Ambiente salvato
Abbiamo cucinato una bella frittura e adesso ci ritroviamo con una pentola d’olio usato: cosa ne facciamo? A molti viene di buttarlo nello scarico del lavandino o del water: niente di più dannoso per l’ambiente e per le strutture fognarie: l’olio esausto (questa la definizione) è solo parzialmente biodegradabile. Può provocare danni seri ai tubi di scarico: i grassi vegetali (come l’olio, appunto) aderiscono alle pareti e possono diventare ‘collanti’ per altri residui alimentari, creando così ostruzioni allo scorrere dell’acqua. Inoltre, proprio per la sua caratteristica di non degradabilità può creare danni seri al funzionamento dei depuratori, contrastando la purificazione delle acque. Ed è davvero dannoso per l’ambiente: la sua presenza nei mari, nei fiumi o in generale negli specchi d’acqua produce ipossia, ossia una specie di patina in superficie che impedisce l’ossigenazione e il passaggio dei raggi solari. Pertanto le biodiversità che vivono nell’acqua e ‘respirano’ attraverso di essa si trovano a non avere a disposizione sufficienti quantità di ossigeno. Si è calcolato che un litro di olio può contaminare 1000 metri quadrati di superficie. Se l’olio esausto viene disperso nei terreni è altrettanto letale, penetrando crea una sorta di impermeabilizzazione che impedisce alle radici di assorbire acqua e sostanze nutritive; attraverso il terreno può raggiungere le falde acquifere, con ulteriore rischio di contaminazione.
Danni per 5 milioni di euro
Versare l’olio esausto negli scarichi della cucina provoca dunque danni ambientali gravi e problemi ai sistemi fognari. Si è stimato che il costo di questo modo sbagliato di disfarsi del rifiuto, catalogato come pericoloso, si aggira intorno ai 5 milioni di euro all’anno. La raccolta attraverso sistemi preposti al corretto trattamento, infatti, è ancora minima: di tutto l’olio che si consuma in cucina, solo il 20% viene conferito e recuperato dai sistemi consortili. Quella domestica è la fetta più grossa di tutta la produzione di olio esausto, vale il 62% di 290 mila tonnellate annue prodotte (stima), il restante 38% proviene da usi professionali, con il 72% dalla ristorazione e il 28% dal settore industria e artigianato. Certo, i numeri dicono che siamo noi privati ad avere la maggiore responsabilità di questo problema, ma bisogna anche precisare che la conoscenza sugli effetti del nostro comportamento non corretto è davvero minima, e non molto viene fatto per aumentarla. Nel 2024 Conoe (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti), in collaborazione con alcuni Comuni, ha promosso una campagna di sensibilizzazione dal titolo 'Olio recuperato, ambiente salvato', con l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulla corretta gestione dell'olio esausto delle loro cucine.
Preziosa materia prima seconda
L’olio esausto recuperato attraverso i consorzi ha la possibilità di vivere una seconda vita: può infatti essere impiegato per produrre lubrificanti, saponi, mangimi animali, perfino candele e soprattuto combustibili come il biodiesel. Secondo alcune stime, si potrebbero risparmiare circa 170 milioni di euro se si riuscisse a sfruttare tutte le tonnellate di olio esausto e trasformarlo in materie prime seconde per nuove produzioni. Negli ultimi anni questo rifiuto, adeguatamente raccolto e trattato, è stato impiegato per la produzione di biodiesel, un combustibile vegetale, non tossico, biodegradabile, utilizzabile come carburante per autotrazione in sostituzione o miscelato con carburanti di origine fossile (benzina, diesel). Conoe destina circa il 90% degli oli vegetali esausti raccolti alla produzione di biodiesel. (l.c.)
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