Mi serve davvero il piano cottura a induzione?

In cucina ci penso io
[ 12/04/2025 ]  

Ogni volta che un cliente mi chiede come passare dal gas all’induzione, mi viene voglia di lasciarmi cadere a terra e fingermi morto come un opossum. La domanda sembra semplice, ma la risposta non lo è affatto. E visto che siamo ormai giunti al giro di boa (nel 2024 i piani ad induzione hanno superato le vendite di quelli a gas), è il momento di fare chiarezza. Una volta per tutte. Io sono Gianni, commesso di un piccolo negozio di elettronica, e questa è un’altra puntata di “Mi serve davvero?”. 

Ci starà?

Il primo ostacolo da superare, senza perderci in chiacchiere, è: il nuovo piano ci sta? I fori d’incasso di un piano a gas sono di solito 56x48 cm, mentre molti piani a induzione richiedono 56x49 cm. Un centimetro in più sembra una sciocchezza, ma può diventare un dramma se hai il top della cucina in marmo o quarzo. Per tutti gli altri casi, basta un seghetto alternativo e un po’ di sangue freddo. Per fortuna, poi, alcuni produttori hanno iniziato a offrire modelli che rientrano nelle misure standard di 56x48 cm, rendendo la sostituzione più semplice. “Io ho il 5 fuochi a gas, quindi secondo me posso mettere un piano a induzione da 80 cm”. Lascia che ti dica che con i “secondo me” non si arriva mai lontano. Un piano a gas da 5 fuochi, largo quanto si voglia, ha quasi sempre una misura di incasso di 56x48 cm, mentre il piano induzione da 78 cm richiede un foro per l’installazione di 75x50 cm. Torniamo quindi al discorso di qualche riga sopra: se hai il top in un materiale difficile da tagliare saranno dolori, se non conosci un bravo marmista.

Basta una spina, vero?

Se hai superato il primo ostacolo, passiamo al secondo scoglio. Non insormontabile, per carità, ma uno di quegli scoglietti fastidiosi che potrebbe fare arenare tutto il tuo ragionamento che prima filava a gonfie vele: il tuo impianto elettrico è pronto? Un piano a induzione ha un picco di assorbimento dell’elettricità veramente alto, quindi faresti meglio a far controllare ad un elettricista se la sezione dei fili che vanno al contatore sia sufficiente a reggere il carico. Stesso dicasi per l’installazione: andrebbe fatta da personale specializzato in grado di evitare, dove possibile, prese e spine. L’installazione di un apposito magnetotermico sarebbe la perfezione. Quindi no, non basta una spina.

Ma consuma tanto?

Giunti a questo punto, iniziamo a parlare di come funziona un piano induzione. In alcuni casi potrebbe essere necessario aumentare la potenza del contatore domestico per evitare che scatti continuamente. I modelli base hanno quattro zone fisse e possono funzionare con un normale contatore da 3 kWh. Salendo di gamma trovi le flex zone, dove due aree si uniscono per pentole grandi o piastre grill. Qui l’assorbimento può variare da 2 a 7,2 kWh in base alla potenza disponibile. Va da sé che se prima eri abituato a cucinare una pasta al sugo e un pollo al forno con le patate, adesso avrai bisogno di un bel po’ di energia per farlo. Se prima accendevi lavastoviglie e lavatrice mentre cucinavi una fettina alla piastra con zucchine di contorno, ora probabilmente ti troveresti al buio con la candela in mano. L’aumento di potenza del contatore è da prendere seriamente in considerazione per evitare che continui distacchi di corrente danneggino i tuoi elettrodomestici, e la tua serenità.

E le pentole?

Ormai lo sanno anche i muri: per l’induzione servono pentole compatibili. Ma occhio, potresti già avere ciò che ti serve! Prova con una calamita: se viene attratta con decisione dal fondo della tua pentola sei a posto. Probabilmente quelle da cambiare saranno le pentole antiaderenti, che di solito hanno un fondo molto piatto con poca ferrite. Oltre a questo, verifica che il fondo sia uniforme per garantire un contatto ottimale con la superficie del piano e migliorare l’efficienza energetica. Evita invece gli adattatori di metallo per usare il vecchio pentolame: disperdono energia, rendono meno efficiente il piano e diventano incandescenti (con tutti i rischi del caso). 

Ora la domanda che tutti fanno: risparmio davvero?

“È vero che con l’induzione si risparmia?”. A questa domanda io di solito tento la fuga, ma poi l’amore che provo per il mio mestiere mi induce a tornare indietro e – con calma - parlo dei consumi. Se hai già una casa elettrificata (ad esempio, con una pompa di calore per l’acqua calda e il riscaldamento), puoi eliminare del tutto il gas e risparmiare sui costi fissi della fornitura. Anche se non sei in questa situazione, il rendimento dell’induzione è superiore: circa il 90% dell’energia va nella pentola, contro il 50% di un fornello a gas. Tradotto in pratica? L’acqua bolle in 4 minuti invece che in 8. Se cucini tutti i giorni, significa che in un anno risparmi 24 ore di attesa. Un giorno intero guadagnato in attesa di far bollire l’acqua? A me, sinceramente, basterebbe già solo questo. Inoltre, l’assenza di fiamme libere rende l’induzione più sicura, evitando il rischio di fughe di gas o ustioni accidentali. 

La fiamma però…

C’è chi dice che con la fiamma si cucini meglio; in realtà tutte le cotture sono possibili con il piano induzione. Sia le cotture lente che richiedono un fuoco molto basso, sia quelle più “violente” che ci chiedono di spingere sull’acceleratore. Potrai fare una crema pasticciera fenomenale, come una perfetta reazione di Maillard. Attenzione, però, c’è una cosa che la fiamma ci aiuta a tenere sotto controllo: la condensa. Bruciando ossigeno, infatti, riduce la formazione di vapore. Hai presente quando la nonna cucinava la minestra e tutte le finestre di casa restavano appannate? Ecco, con il piano induzione rischi di appannare pure quelle del vicino. Il motivo? Il gas, mentre brucia, produce anidride carbonica e vapore acqueo, ma al tempo stesso consuma ossigeno e scalda leggermente l’aria, aiutando l’evaporazione. Con l’induzione, invece, l’ambiente resta più “fermo”, e il vapore ha più possibilità di condensarsi sulle superfici fredde. Morale della favola? Se prima bastava un ricambio d’aria veloce, ora una buona cappa aspirante diventa quasi indispensabile. 

Come lo pulisco?

Posso omaggiarti il mio suggerimento finale: la pulizia. Se hai passato anni a grattare via schizzi di sugo carbonizzato dalle griglie del piano a gas, preparati a una rivoluzione: con l’induzione basta una passata di spugna. Non ci sono bruciatori da smontare, né fessure dove il brodo si infila per non uscire mai più. Certo, serve un minimo di attenzione: evita spugnette abrasive e detergenti aggressivi, perché la vetroceramica si graffia. Per proteggere ulteriormente il piano, puoi usare un tappetino in silicone quando non lo usi: evita graffi accidentali e può tornare utile per trasformarlo in un piano di lavoro o di appoggio.

Ma, alla fine, mi serve davvero?

A meno che tu non ti sia già scoraggiato al primo step, concludo dicendo che se tutti i programmi di cucina (da Masterchef alla Prova del cuoco) utilizzano piani ad induzione, un motivo ci sarà. Sappi che il mondo sta andando in questa direzione, e prima o poi ci finirai anche tu. Meglio arrivarci preparati. Spero di averti aiutato a dirimere ogni dubbio, e spero di aver tolto un po’ di lavoro ai miei colleghi.

Anche per oggi dal vostro Gianni è tutto, alla prossima!


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