La scoperta dell'acqua buona
Non serve certo Elisabetta Canalis per ricordarci quanto l’estate sia bollente, e come dicevano i nostri anziani: “Nulla ti toglie la sete come l’acqua”. Ecco perché oggi non vi parlerò di un elettrodomestico, ma di un paio di “gadget” tecnologici per farvi scoprire che a volte abbiamo le soluzioni proprio sotto il naso.
Io sono Gianni, e questo articolo si intitola: “Mi serve davvero l’acqua del rubinetto?”
In Italia, l’85% delle famiglie compra ancora acqua in bottiglia, convinte che sia una scelta di qualità. Eppure, a ben guardare, è una contraddizione bella e buona. L’acqua del rubinetto è potabile al 100%, viene controllata con una frequenza maggiore rispetto a quella imbottigliata e spesso ha caratteristiche minerali ottime, soprattutto in certe zone d’Italia.
Noi invece continuiamo a caricarci quei fardelli di plastica su e giù, dal supermercato all’automobile, dal cofano all’ascensore, fin dentro casa. Tutto questo con l’illusione di “bere meglio”. Peccato che nel frattempo gli studi parlino chiaro: le bottiglie possono rilasciare microplastiche, vengono spesso conservate male nei magazzini – sotto il sole nei piazzali, per esempio – e percorrono centinaia di chilometri prima di finire nel nostro frigo. Con l’assurdità che a Milano si beve acqua imbottigliata in Umbria e a Catanzaro quella che esce dalla sorgente del Po.
Io ho letteralmente svoltato la vita ai miei genitori (non più giovanissimi) con le caraffe filtranti. Di solito le trovate vicino ai lineari delle macchine del caffè e dei bollitori.
Si tratta di semplici caraffe in plastica dotate di un filtro ai carboni attivi e altri materiali naturali che trattengono cloro, calcare, impurità organiche e alcuni metalli pesanti, migliorando il gusto e – in certi casi – anche la trasparenza dell’acqua. Il filtro va sostituito ogni mese o dopo un certo numero di litri (indicati sulla confezione), e molti modelli hanno una piccolo “timer” che vi ricorda quando cambiarlo.
Perché alla fine è lì che si gioca tutto: sul sapore. “Sa di piscina”, dice qualcuno. Ma con una buona caraffa – usata correttamente – l’acqua torna gradevole, resta sicura e diventa un’abitudine semplice, senza fatica. Niente più trasporti, niente più scorte: dal rubinetto al bicchiere, tutto in un gesto.
I miei genitori erano titubanti. Sai com’è, a volte quando si invecchia si diventa un po’ come bambini capricciosi: “A me l’acqua del rubinetto non piace!”. Ma dopo aver capito che non devono più fare su e giù dal garage con pesanti carichi d’acqua, che possono evitare salite con le mani occupate e il fiatone in agguato, hanno finalmente cambiato idea.
La caraffa si tiene comodamente in frigo per chi ama l’acqua fredda, e occupa meno spazio di sei bottiglie da litro e mezzo.
“Ma se a me piace frizzante?”, mi chiede mio papà. Ecco un altro gadget che ho regalato ai miei per risolvere la diatriba: il gasatore domestico. Sì, quello che trasforma l’acqua del rubinetto in acqua frizzante. Ma non solo: con i vari aromi in commercio puoi ottenere bevande gasate al gusto di cola, arancia, limone, tè, fino al tamarindo frizzante – che a qualcuno ricorda l’infanzia, ad altri il banco delle feste dell’Unità.
Il funzionamento è semplice: si inserisce una bomboletta di anidride carbonica nel corpo macchina e, premendo un pulsante, il gas viene iniettato nell’acqua contenuta in una bottiglia apposita. La bomboletta è sufficiente per circa 60-70 litri di acqua frizzante (dipende dal livello di gasatura che scegli). Quando finisce, si può sostituire con una nuova oppure ricaricare in negozio, a costi che variano tra i 10 e i 15 euro a bombola.
Facciamo due conti al volo: 60 litri d’acqua frizzante con una bombola da 12 euro significa 20 centesimi al litro, molto meno dei 30-40 centesimi (e oltre) delle bottiglie di marca.
Stesso discorso per i filtri delle caraffe: una confezione da 3 filtri costa sui 15 euro e copre circa 3 mesi di utilizzo, con un risparmio evidente già dal secondo mese, soprattutto se in casa siete in due o tre a bere regolarmente.
Quindi oltre a non pesare sulle ginocchia, l’acqua “prodotta” in questo modo non pesa nemmeno sul portafogli! Più comodo di così!
Ecco, se posso permettermi, questo è uno di quei casi in cui non stiamo solo parlando di un prodotto. Ma di un’abitudine da cambiare, per vivere meglio. Spesso noi commessi diamo suggerimenti che vengono dalla vita vissuta, dal quotidiano, da quello che vediamo ogni giorno tra scaffali e clienti veri. Questo è uno di quelli.
Non abbiamo la verità in tasca, certo, ma qualche trucchetto per semplificarti la vita, sì. E se quel trucchetto ti evita anche solo una salita con sei bottiglie in mano… beh, direi che ne vale la pena.
Anche per oggi dal vostro Gianni è tutto, alla prossima!
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