Mi serve davvero un microonde?

In cucina ci penso io
[ 26/11/2025 ]  

C’è chi lo usa solo per scaldare il latte e chi ci prepara la lasagna della domenica. Il microonde divide l’Italia in due: quelli che ancora pensano che “le onde facciano male” e quelli che ci cuocerebbero anche la torta pere e cioccolato. Tuttavia la costante in negozio è sempre quella: i clienti trascorrono giornate intere a guardare l’esposizione, persi tra la domanda amletica: “Come può un microonde costare 50 euro e un altro 500?”. Io sono Gianni, commesso di un piccolo negozio di elettrodomestici, e oggi vorrei chiarirti le idee su questo argomento scottante nel vero senso della parola.

Fa davvero male?

Lo sapevi che il microonde è nato per caso? Un ingegnere americano stava lavorando su un radar per l’esercito e si accorse che una tavoletta di cioccolato, lasciata vicino all’apparecchio, si era sciolta. Da lì, l’illuminazione: se scioglie il cioccolato, può anche scaldare il pranzo! Era il 1945, e da quel momento il destino delle nostre cucine è cambiato per sempre.

Nonostante questa genesi quasi da super cattivo della Marvel, il microonde non rappresenta un pericolo per l’umanità. Le microonde non sono radioattive, non mutano il DNA del ragù e non fanno male al gatto se passa davanti al forno. Semplicemente, fanno muovere le molecole d’acqua contenute nei cibi così in fretta da scaldarli dall’interno. Il risultato è lo stesso del fornetto, dove è una resistenza a generare calore, e quindi a mettere in movimento sempre più rapido le molecole. La differenza? Il microonde non scalda l’aria al suo interno, ma solo i cibi che vengono investiti dalle onde. Ecco perché il piatto di pasta sarà bollente, ma il microonde non sarà caldo.

Perché ce ne sono così tanti?

Il microonde base, quello da venti litri con le due rotelle che si possono girare per decidere la potenza e il tempo di cottura, fa il suo dovere: scalda, scongela e basta. Si tratta del modello più simile al primo microonde della storia: un elemento, chiamato magnetron, genera onde elettromagnetiche grazie alla corrente elettrica. L’effetto delle onde è semplicemente quello di scaldare, ma aumentando l’umidità (l’acqua ad un certo punto evapora) hanno un effetto emolliente sui cibi. Ecco perché se provi a scaldare un pezzo di pizza con il microonde diventa molliccio, quasi di gomma. Il microonde base è perfetto per la tazza di latte al mattino, la minestra pronta o il piatto precotto surgelato. Ma se provi a scaldarci un pezzo di pane preparati ad un pezzo di gomma, o un tizzone di carbone ardente se esageri.

I modelli intermedi

Salendo di livello trovi i microonde combinati: oltre alle onde, hanno una resistenza grill e un sistema di ventilazione che li avvicina a un piccolo forno. Puoi dorare, gratinare e persino cuocere dolci. Qualcuno offre anche la funzione “crisp” (brevettata da Whirlpool) o “fry”, “easy-fry” e altri nomi per gli altri brand. Queste funzioni (come lasciano intuire) rendono croccanti le panature senza una goccia d’olio. Patatine fritte, cordon bleu, crocchette di pollo: non sarà come friggere, ma ci va vicino senza diffondere cattivi odori in casa. I microonde di questa fascia possono costare anche 200 euro, in base alla capacità del vano di cottura. I modelli più diffusi sono da 28 litri e si possono occupare, oltre a quello che fa il microonde base, anche di cotture più impegnative: torte salate, pizze surgelate, lasagne.

I prodotti premium

E poi ci sono i microonde multifunzione, quelli da cui il cliente resta ipnotizzato davanti al prezzo: “Ma com’è possibile che costi così tanto?!”. 

Beh, qui entriamo nella cucina evoluta. Questi modelli, solitamente da 30 litri e più, uniscono grill, ventilazione, cottura a vapore, e perfino programmi per pasta e riso. Insomma, un piccolo chef domestico che ti fa dimenticare il forno tradizionale, e ti fa risparmiare pure sulla bolletta visto che cuoce in meno tempo e consuma molto meno. A proposito: il terrore che un microonde ci faccia impallidire di fronte alla bolletta dell’elettricità è assolutamente infondato. Tanto che, per fare un esempio, questi prodotti non sono nemmeno dotati di classificazione energetica. Non esistono (per ora) microonde in classe A, classe B o classe C. Proprio perché i consumi di questi elettrodomestici sono trascurabili. Pensa che per scaldare un litro d’acqua e portarlo a 100°, bastano meno di 0,2 kWh. Due centesimi di euro, tradotto in valuta.

Un occhio alle dimensioni

Attenzione alle dimensioni: al di là della frase “Oddio, dove lo metto?”, un microonde grande non è solo questione di estetica, dato che avrà un design indubbiamente più affascinante di un modello base, ma di capienza interna. Esistono modelli che possono sostituire tranquillamente un forno tradizionale in cucina, capaci di cuocere ricette intere senza il nostro intervento. Una torta? Con l’apposito menù automatico, i microonde top di gamma possono scaldare l’aria con la resistenza e la ventola, per far lievitare l’impasto, cuocere a bassa temperatura fino ad un certo punto, per poi dare lo sprint finale con onde elettromagnetiche e un tocco di grill per la croccantezza. Tutto senza il nostro intervento.

E anche il materiale conta: le cavità in ceramica smaltata si puliscono meglio e non assorbono odori, mentre quelle metalliche vanno tenute d’occhio con un panno umido e una goccia di aceto. Occhio all’umidità: molti elementi metallici potrebbero ossidarsi negli anni. Ecco perché è consigliabile lasciare il portello del forno aperto qualche minuto dopo ogni cottura.

Allora, mi serve davvero?

Se il microonde ti serve solo per scaldare la tazzina di caffè, non serve svenarsi: va benissimo il modello base. Ma se ti piace sperimentare, cucini spesso e non vuoi accendere il forno ogni volta, un combinato o multifunzione ti cambierà la vita. Fidati: scoprire che puoi cucinare una torta salata in dieci minuti è una di quelle piccole magie che ti fanno dire “ma in che epoca ho vissuto finora?”.

Anche oggi dal vostro Gianni è tutto. Alla prossima!


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