La lavatrice non ci sta? Cambia il bagno!

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[ 22/02/2026 ]  

Oggi parliamo di una stanza da sempre trascurata: il bagno. Negli anni Sessanta la toilette era un luogo funzionale più che un ambiente di vita. In molti appartamenti era uno spazio di servizio, spesso stretto e lungo, ricavato dove avanzava qualche metro quadro. Con il boom economico, il bagno inizia ad evolvere anche esteticamente: sanitari colorati, palette audaci, piastrelle vivaci (a volte pure troppo), riflettevano l’ottimismo e le tendenze del tempo. 

Chi ha scelto un appartamento costruito prima degli anni ‘80 lo sa bene: camere generose, spesso più di tre, corridoi importanti, sala da pranzo separata dalla cucina, a volte persino lo “studio”! Ma poi un bagno lungo e stretto come una carrozza ferroviaria.

Dove la metto?

Le lavatrici slim o i modelli a carica dall'alto possono venirci incontro per raggiungere anche 8/9 kg di carico in circa 60x50 centimetri di spazio. Tuttavia, la miniaturizzazione ha un costo elevato e spesso riduce le prestazioni. Inoltre, scegliere una carica dall'alto per risparmiare spazio è spesso un controsenso architettonico: impedisce di sfruttare il volume superiore per mensole o asciugatrici, rendendo quel centimetro guadagnato un limite per tutto il resto della stanza. E se parliamo di asciugatrici, ricordiamoci che ne troveremo ben poche con una profondità al di sotto dei 55 cm. Quasi tutte sui 7 kg. 

Sembra un controsenso, ma per far stare bene i nostri elettrodomestici moderni, non dobbiamo cercare di adattarli allo spazio che abbiamo, dobbiamo iniziare a riprogettare lo spazio intorno a loro.

Ristrutturazione del bagno (e, no, non è un bagno di sangue)

La prima soluzione è la più radicale e la più efficace: eliminare la vasca. Nei vecchi appartamenti, la vasca era l’indiscussa protagonista del bagno, spesso posizionata accanto alla parete più lunga della stanza. Le dimensioni standard dell'epoca si aggiravano solitamente intorno ai 170 cm di lunghezza per 80/90 centimetri di profondità, occupando una porzione enorme della planimetria di un bagno. Rimuoverla, oggi, significa avere sufficiente spazio per una colonna bucato e una doccia, oppure un’accoppiata di lavatrice e asciugatrice con un bel pensile dove riporre asciugamani e detersivi. 

La seconda è più ambiziosa: ristrutturare uno dei due bagni e destinare l’altro a lavanderia. Molti appartamenti “di una volta” hanno il doppio servizio, spesso sacrificato nelle dimensioni. Riprogettarne uno come ambiente tecnico (e magari rimodernare l’altro) significa dare una bella sferzata di novità all’intera casa. Il piccolo bagno di servizio può diventare una Signora Lavanderia, se togli il bidet e la doccia e inizi a ragionare sugli spazi in maniera più funzionale. Ricorda che per affiancare una lavatrice ad un’asciugatrice, ti servirà uno spazio di circa 130 cm di lunghezza per 70 di profondità. Questo per stare “comodi” ed evitare di dover scegliere un modello piuttosto che un altro perché sfora di quei 5 centimetri maledetti. E pensa che se avanza altro spazio potrai dedicarlo al robottino lava-pavimenti: nessuno sa dove metterlo, tu potresti essere il pioniere in questo.

La terza soluzione è più chirurgica: eliminare quella doccia stretta, spesso 70x70, che nessuno usa volentieri perché si rimane incastrati mentre ci si insapona, e sfruttare quel vano per una colonna bucato. Lavatrice sotto, asciugatrice sopra. Ovviamente a patto di avere una doccia più comoda a disposizione nell’altro bagno. Una sovrapposizione che non è solo verticale: è concettuale. Si passa da “locale di servizio minimo” a “spazio organizzato” che risponde ai bisogni reali di una famiglia del 2026. Lo spazio occupato da questi due – indispensabili – elettrodomestici è di 60 cm di larghezza per 70 di profondità, quindi vanno proprio a riempire il vuoto lasciato dalla doccia.

Aiuto! Mi serve una CILA

Niente panico. Respira. Innanzitutto ti illustro i vantaggi, poi parliamo di come fare anche perché, diciamoci la verità: nessuno apre una pratica edilizia solo per il gusto di farlo. Lo si fa per una serie di vantaggi concreti.

Il Bonus Mobili prevede una detrazione IRPEF del 50% sulle spese sostenute per mobili ed elettrodomestici, a patto di avere una CILA, ossia una Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata). Per il 2026, il tetto massimo di spesa su cui calcolare il bonus è di 5.000 euro per singola unità immobiliare. Quindi, calcolatrice alla mano, se spendi 5.000 euro tra lavatrice, asciugatrice, mobili del bagno e (perché no) ne approfitti anche per cambiare il forno e la lavastoviglie della cucina, lo Stato ti restituirà 2.500 euro in 10 quote annuali di pari importo direttamente nella dichiarazione dei redditi. 

Inoltre, è prevista l'IVA agevolata sui lavori (aliquota del 10%) e la possibilità di detrarre le spese con il Bonus Casa. Per il 2026, il rimborso sul 730 è del 50% per l'abitazione principale e del 36% per le altre abitazioni. Facendo un esempio (abbastanza realistico): per 10.000 euro di ristrutturazione del bagno della prima casa, tra costo delle piastrelle, dei sanitari e dei professionisti, altri 5.000 euro ti torneranno come detrazione fiscale in dieci anni. Questi vanno ad aggiungersi ai 2.500 del Bonus Mobili, per un totale di 7.500 euro di vantaggi fiscali.

Vediamo come si fa

La CILA è, come suggerisce il nome, una comunicazione ufficiale che si invia al Comune prima di iniziare certi lavori in casa. Non è una richiesta di permesso, il che significa che non bisogna aspettare i tempi biblici della burocrazia italiana per una risposta: una volta depositata, i lavori possono partire immediatamente.

Non si può fare da soli. Bisogna rivolgersi ad un tecnico abilitato (geometra, architetto o ingegnere). Sarà lui a verificare lo stato dell'immobile, preparare i disegni tecnici e inviare la pratica in via telmatica allo Sportello Unico dell'Edilizia del tuo Comune. Sono nate diverse piattaforme e società che si occupano esclusivamente di "scartoffie". Molte aziende di ristrutturazione, altrimenti, offrono il servizio “chiavi in mano”. Tu firmi il contratto per rifare il bagno e loro pensano a tutto: dal muratore all’idraulico, al geometra che apre la CILA. Ovviamente costano un po’ di più, ma hai il vantaggio di avere un unico referente.

Per poter aprire una CILA, l'intervento deve rientrare nella manutenzione straordinaria. Non serve necessariamente abbattere un muro, ma bisogna fare qualcosa di più profondo di una semplice sostituzione dei sanitari. Anche senza spostare un tramezzo, basta rifare gli impianti idraulici o modificare la configurazione del bagno spostando alcuni sanitari. Certo, non basta sostituire le piastrelle della doccia. 

Sì, ma quanto mi costa?

Dipende dai professionisti coinvolti e dalla complessità del progetto, ma mediamente una CILA costa tra 800 e 1.500 euro. A questo possono aggiungersi diritti comunali (spesso poche centinaia di euro). Non è una spesa leggera, ma se pensi che puoi finanziare la ristrutturazione in comode rate e godere dei vantaggi fiscali mentre le stai pagando, non è nemmeno insostenibile. E pensa che non lo stai facendo solo per “farci entrare la lavatrice”. Le esigenze delle famiglie di oggi sono ben diverse da quelle del 1965, quando già solo avere una lavastoviglie era un lusso per pochi. Oggi lavatrici, asciugatrici e robottini lavapavimenti sono perfettamente integrati nella realtà quotidiana, e avere degli spazi dedicati può fare la differenza tra una casa funzionale e un tentativo di adattamento continuo, fatto di compromessi.


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