Lavastoviglie, come sceglierla

Oggi mi tocca lavare e asciugare
[ 16/10/2026 ]  

C’è un tipo di cliente che è lo spauracchio di ogni commesso. Uno dal quale noi addetti vendita ci teniamo sempre alla larga. È quel personaggio, di solito maschile, sopra la cinquantina, che ha un metro avvolgibile in una mano e un foglio con le misure nell’altra. Di solito si avvicina al reparto lavastoviglie da incasso, fa tre passi indietro per guardarle tutte insieme, poi ne misura una, guarda le quote nel foglio e scuote la testa. Io sono Gianni, commesso di un piccolo negozio di elettrodomestici, e oggi vorrei aiutarti a non finire come quelle persone che perdono una mattinata intera a prendere misure che non gli servono.

Non perdiamoci nelle cifre

Se stai cercando la tua nuova lavastoviglie da incasso, prenditi due minuti per leggere. Esistono due larghezze standard: 60 centimetri (la misura classica, da 13 a 15 coperti) e 45 centimetri (quella salvaspazio, da 9 a 10 coperti). Si distinguono a occhio, non serve nessun metro: basta una foto della tua cucina e l'addetto vendita capirà al volo quella che ti serve.

Le dimensioni si riducono quindi a una domanda: 60 o 45? Non perderti tra i 54,9 cm di profondità, i 59,5 di larghezza o gli 81,8 di altezza. Millimetro più, millimetro meno, sono tutte lavastoviglie che si incassano (non “si incastrano”, come dice qualcuno) in un vano che i mobilieri creano apposta per essere universale.

Le cose da guardare sono altre

La prima scelta è puramente estetica. La lavastoviglie a scomparsa totale nasconde i comandi sul bordo superiore dello sportello: da chiusa non la vedi, sembra un normale sportello della cucina. Se ami la pulizia visiva è perfetta, e per sapere se sta lavorando, molti modelli proiettano un puntino luminoso (o addirittura il tempo residuo) sul pavimento. La versione con frontalino a vista lascia invece la fascia dei comandi scoperta in alto. Meno elegante, d'accordo, ma se in casa hai già un modello così sei praticamente costretto a comprarne un'altra identica, altrimenti non avrai abbastanza "legno" per coprire tutto il pannello frontale.

Se la superficie del tuo pannello è rovinata (nella mia, ad esempio, ho un angolo morsicato dal cane) potresti anche valutare il fatto di mettere una lavastoviglie da libera installazione: tutte si possono incassare, togliendo semplicemente la parte superiore di plastica per farle rientrare negli 82 centimetri richiesti. Attenzione, però: lo zoccolino della cucina (paracolpi o battiscopa, chiamalo come preferisci) dovrà essere tagliato. Oppure dovrai chiedere una lavastoviglie da sottopiano. Ce ne sono pochissime, ma non richiederà nessun lavoro di falegnameria e avrai comunque un bel pannello color inox che si abbina a forno e lavello.

Parliamo proprio di quest’ultimo particolare: lo zoccolino della cucina. Nella maggior parte dei casi è leggermente rientrato: se infili le dita sotto il pannello di legno, senti qualche centimetro di vuoto prima di toccare il battiscopa. Se invece è tutto a filo, senza rientranza, attenzione: ti serve una lavastoviglie con cerniere slide (o ad anta scorrevole). Altrimenti, quando apri lo sportello, il pannello sbatte contro lo zoccolo.

Se rientri in questo caso, c'è una notizia buona e una un po' meno. La buona è che la soluzione esiste, la meno buona è che la scelta si riduce di molto: dillo all'addetto prima ancora di avvicinarti alla parete espositiva e non perdere tempo a confrontare decine di modelli. 

Quando la qualità è a vista

Apri pure le lavastoviglie in esposizione, tranquillo nessun commesso si offende. Comincia dalla vasca. Se è un'unica distesa d'acciaio inox dal soffitto al fondo, hai in mano la scelta migliore: massima igiene, niente odori che si accumulano col tempo, ottima resistenza al calore e un aiuto anche in asciugatura. Se invece il fondo è una vaschetta di plastica grigia giuntata alle pareti d'acciaio (il Polinox, in parole povere plastica ad alta resistenza), siamo su una soluzione al risparmio. Fa il suo lavoro ed è garantita contro la corrosione, ma l'acciaio integrale è un'altra storia per solidità e durata.

Poi i cestelli. Tira quello inferiore verso di te: scorre dritto o si piega? Nei modelli di qualità i fili sono robusti e il rivestimento è spesso e senza sbavature (altrimenti, col tempo, la ruggine aggredisce il metallo sotto). Le parti mobili si riconoscono dagli inserti colorati, spesso rossi, blu o grigio scuro, che ti dicono a colpo d'occhio cosa puoi abbattere o regolare per far posto a pentole e teglie. Se invece trovi un blocco unico di filo sottile e rigido, che cigola quando lo tiri verso di te, allora sulla modularità hanno risparmiato. 

Il dettaglio che non controlla quasi nessuno sono i binari del cestello superiore. Nei modelli di fascia bassa sono in plastica e le ruote grattano a ogni estrazione; poi si passa al metallo telescopico e, nei top di gamma, ai cuscinetti a sfera, come i cassetti di una cucina di alto livello. Tira il cestello pieno: se scorre fluido e "pesante", c'è qualità costruttiva. Lo stesso vale per i bracci lavanti, i mulinelli sotto i cestelli, che nei modelli base sono di plastica leggera e salendo di livello diventano più curati (ugelli orientati, doppio snodo, a volte acciaio inox). E se vedi supporti gommati per i calici al posto di semplici griglie rigide, capisci che qualcuno ha pensato anche alle stoviglie delicate.

Quello che non vedi

I modelli da primo prezzo montano motori tradizionali, salendo di gamma trovi gli Inverter (senza spazzole). All'atto pratico la macchina dura di più, consuma meno ed è molto più silenziosa. Se hai una cucina a vista o ami far partire la lavastoviglie di notte, guarda i dB sulla scheda energetica: sotto i 44 sono macchine silenziosissime, di quelle che capisci che hanno finito solo perché il puntino sul pavimento si spegne.

Poi c'è l'asciugatura. Le macchine economiche sfruttano il calore residuo e spesso ti ritrovi le plastiche ancora bagnate. Salendo di prezzo, a fine ciclo lo sportello si apre da solo di qualche centimetro: il vapore esce e l'aria fa il resto, come quando apri la finestra del bagno dopo la doccia, senza consumare un watt in più. Sui top di gamma ci sono persino minerali naturali (la zeolite) che assorbono l'umidità e rilasciano calore. 

Cosa si può ignorare

I puristi del risparmio energetico mi dovranno perdonare, ma per me non ha senso puntare ad una lavastoviglie in classe A se per contenere il prezzo, il costruttore ha dovuto risparmiare sui materiali della vasca o sulla disposizione delle spazzole. Meglio una lavastoviglie che vi consumi 30 Kwh in più ogni 100 lavaggi (stiamo parlando quindi di pochi centesimi ogni tre mesi), ma che sia robusta e ben strutturata. 

E poi c'è l'installazione

Una lavastoviglie da incasso non è un elettrodomestico da "attacco la spina e via". Va inserita nel mobile, livellata al millimetro, collegata a carico e scarico dell'acqua (con tubi ben fascettati, senza pieghe strette dietro la macchina) e, soprattutto, va montato e allineato il pannello di legno della tua cucina sullo sportello metallico. Sono lavori da fare con calma e bene, per ridurre al minimo le vibrazioni e la rumorosità del tuo nuovo elettrodomestico. Se tua moglie si sta ancora lamentando della mensola che ti chiede di montare da un anno, inserisci il servizio di installazione professionale nell'acquisto. Ti evita fatiche, brutte sorprese e colature d'acqua sotto i mobili. Soprattutto: nel caso la lavastoviglie avesse un difetto di fabbrica, i tecnici la riporteranno subito al negozio per sostituirtela.

E allora, quale scelgo?

Ascolta uno che vive nel negozio: lascia il metro nel cassetto, scatta una foto della cucina, e non mettere nessun paletto per le classi energetiche. Se poi posso darti un ultimo consiglio che ci risparmierà un giro a vuoto: non venire in negozio di sabato alle 18 o di domenica alle 19. La scelta di un prodotto da incasso richiede tempo sia per te che per l’addetto, non è sicuramente un acquisto d’impulso che si può fare con la gente che batte il piede dietro di te.

Anche per oggi dal vostro Gianni è tutto, alla prossima!


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