I nuovi tv trasformano l'arredamento

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[ 23/11/2025 ]  

Negli ultimi anni il salotto domestico ha vissuto una trasformazione silenziosa, ma inarrestabile. L’arredamento del cuore della casa è cambiato moltissimo. Nei salotti delle nostre nonne, pieni di ninnoli e soprammobili, dominati dal tavolo per le feste e le credenze piene di piatti e bicchieri, il televisore era spesso relegato in un angolo, sotto l’immancabile gondola veneziana poggiata sul centrino ad uncinetto.

Oggi è tutto cambiato. Le feste della domenica con i parenti sono in qualche foto sul Cloud, i soprammobili - ormai finiti in cantina - sono stati sostituiti da Alexa, gli arredamenti sono minimal e ormai ogni cenno di superfluo disturba l’occhio. Entrando in una casa moderna di oggi c’è da chiedersi: 

“Come ci è finito in salotto quel TV da 100 pollici?”

Per capire come sia arrivato a occupare spazi un tempo impensabili, occorre osservare tre fenomeni intrecciati: l’evoluzione della tecnologia, la discesa dei prezzi e la nuova distanza divano-TV.

Il televisore è diventato più grande, ma anche più discreto. È una combinazione che fino a qualche anno fa sembrava impossibile. Le nuove tecnologie produttive hanno consentito di aumentare le diagonali senza aumentare l’ingombro: cornici ridotte al minimo, spessori irrisori, pesi sempre più contenuti. Il risultato è un oggetto che, pur ampliando la propria superficie visiva, occupa fisicamente meno dello spazio che richiedeva un 32 pollici di dieci anni fa. E, in molti casi, non serve nemmeno essere in due per portarlo dal negozio a casa.

Parallelamente, i prezzi hanno seguito una traiettoria inversa rispetto alle dimensioni: mentre i pollici crescevano, i costi scendevano. Oggi, la cifra che una famiglia destinava a un televisore di fascia media prima del 2010 permette l’acquisto di un 65 pollici. Che possono diventare 75”, 85” o 100”, se non si vuole ottenere il prodotto premium ad ogni costo. Una combinazione che ha abbattuto i limiti psicologici, oltre che economici.

Le tecnologie — schermi 4K, HDR, maggiore contrasto — permettono una visione di qualità anche da distanze più brevi. In pratica, per un 75 pollici non serve più avere la sala del cinema in casa. Basta una parete libera, un divano “normale” a due-tre posti, e la resa visiva resta ottimale. Anche da pochi metri di distanza. 

Un salotto non più contenitore, ma contenuto

Per capire davvero come un TV così grande abbia trovato spazio nel cuore della casa, bisogna però guardare più a com’è cambiato l’arredo, che lo schermo.

Il salotto tradizionale era dominato da mobili progettati per custodire: la credenza con il servizio buono, lo scaffale per i libri, la parete attrezzata per stereo, DVD, CD, vinili, lettori di ogni tipo. Ad ogni funzione corrispondeva un prodotto specifico: e questa moltiplicazione di oggetti non solo occupava spazio, ma finiva per modificare l’intero assetto del salotto.

Oggi quelle funzioni sono altrove. Gli e-reader hanno alleggerito le librerie; la musica si ascolta in streaming; i film si guardano attraverso piattaforme digitali; il servizio buono è stato declassato a oggetto per rare occasioni, anche perché il tavolo da pranzo – spesso l’unico – non è più nella “sala da pranzo”, ma in cucina.

Lo spazio una volta destinato al “contenere” si è quindi svuotato a favore di una parete intera dedicata al nuovo focolare domestico. E quando un ambiente si alleggerisce, cerca naturalmente un nuovo baricentro visivo.

Il ruolo del televisore

Il grande schermo ha assunto proprio quel ruolo. Non più semplice apparecchio elettronico, ma elemento architettonico: una superficie nera che, da spenta, si integra con la parete; da accesa, deve essere l’unico elemento di interesse per il nostro sguardo, senza nessuna fonte di disturbo.

Collocarlo in salotto non è più una scelta tecnologica, ma una scelta di layout. Nel nuovo minimalismo domestico, dove i mobili si alleggeriscono e gli oggetti si diradano, il televisore diventa il punto focale naturale, l’equivalente contemporaneo della grande madia di una volta, con la differenza che non ospita nulla al suo interno ma riempie la stanza attraverso ciò che mostra.

Anche il mobile non serve più

Accanto ai mobili contenitori, anche un altro grande protagonista del salotto sta vivendo un lento, elegante congedo: il mobile da TV. Per decenni è stato l’altare su cui poggiava l’apparecchio più conteso della casa. Oggi, però, la sua presenza non è più scontata.

La tendenza contemporanea è quella di liberare la parete e lasciare che sia il televisore a dialogare con lo spazio: sospeso, perfettamente allineato, quasi integrato nell’architettura. Le staffe a muro, sempre più sottili e regolabili, trasformano lo schermo in un quadro luminoso, e con un intervento mirato dell’elettricista – prese incassate, canaline invisibili, cablaggi nascosti – la tecnologia svanisce alla vista.

Il risultato è un living più leggero, continuo, pulito: un ambiente dove il televisore non “sta sopra” qualcosa, ma “fa parte” di qualcosa. In molte case di nuova generazione, il mobile da TV è diventato un oggetto opzionale, talvolta superfluo, sostituito da mensole minimal o da pareti completamente libere.

È un piccolo ma significativo cambio di prospettiva: non è più l’arredo a dover accogliere il televisore, è il televisore che si adatta all’arredo, fino quasi a mimetizzarsi quando è spento.

Uno sguardo al futuro

Se oggi il grande televisore domina la scena, il prossimo capitolo potrebbe essere ancora più discreto. I nuovi proiettori compatti, che trasformano una parete libera in uno schermo gigante, stanno entrando nel living con un linguaggio diverso: non impongono la loro presenza, ma la suggeriscono. Posizionati a pochi centimetri dalla parete, offrono diagonali enormi e un’estetica quasi invisibile, perfetta per chi ama il minimalismo radicale.

Parallelamente, gli schermi riavvolgibili – pannelli che scompaiono dentro basi sottili o direttamente nel soffitto – promettono un salotto capace di trasformarsi. Un ambiente che di giorno resta libero, puro, silenzioso, e che la sera si apre come un sipario tecnologico.

Non sappiamo se sostituiranno il TV tradizionale, o se diventeranno una nicchia raffinata. Ma è chiaro che nel prossimo futuro il “grande schermo domestico”, per assurdo sempre più grande, diventerà sempre più discreto. Che sia un discreto pannello di 2 cm staffato a parete, un proiettore o uno schermo riavvolgibile, tenderà a comparire solo quando serve, e a sparire quando non vuole disturbare l’arredo.


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